mercoledì 21 settembre 2011

Fave alla Romana o dei Morti - Ricetta Artusi

Queste pastine sogliono farsi per la commemorazione dei morti e
tengono luogo della fava baggiana, ossia d'orto, che si usa in questa
occasione cotta nell'acqua coll'osso di prosciutto. Tale usanza deve
avere la sua radice nell'antichità più remota poiché la fava si
offeriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le
cerimonie superstiziose nelle quali si usava. Gli antichi Egizi si
astenevano dal mangiarne, non la seminavano, né la toccavano colle
mani, e i loro sacerdoti non osavano fissar lo sguardo sopra questo
legume stimandolo cosa immonda. Le fave, e soprattutto quelle nere,
erano considerate come una funebre offerta, poiché credevasi che in
esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti
alle porte dell'inferno.
Nelle feste Lemurali si sputavano fave nere e si percuoteva nel tempo
stesso un vaso di rame per cacciar via dalle case le ombre degli
antenati, i Lemuri e gli Dei dell'inferno.
Festo pretende che sui fiori di questo legume siavi un segno lugubre e
l'uso di offrire le fave ai morti fu una delle ragioni, a quanto si
dice, per cui Pitagora ordinò a' suoi discepoli di astenersene;
un'altra ragione
era per proibir loro di immischiarsi in affari di governo, facendosi
con le fave lo scrutinio nelle elezioni.
Varie sono le maniere di fare le fave dolci; v'indicherò le seguenti:
le due prime ricette sono da famiglia, la terza è più fine.

PRIMA RICETTA Farina, grammi 200. Zucchero, grammi 100. Mandorle
dolci, grammi 100. Burro, grammi 30.
Uova, n. l.
Odore di scorza di limone, oppure di cannella, o d'acqua di fior d'arancio.

SECONDA RICETTA Mandorle dolci, grammi 200. Farina, grammi 100.
Zucchero, grammi 100. Burro, grammi 30.
Uova, n. l.

Odore, come sopra.

TERZA RICETTA
Mandorle dolci, grammi 200. Zucchero a velo, grammi 200. Chiare d'uovo, n. 2.
Odore di scorza di limone o d'altro.

Per le due prime sbucciate le mandorle e pestatele collo zucchero alla
grossezza di mezzo chicco di riso. Mettetele in mezzo alla farina
insieme cogli altri ingredienti e formatene una pasta alquanto morbida
con quel tanto di rosolio o d'acquavite che occorre. Poi riducetela a
piccole pastine, in forma di una grossa fava, che risulteranno in
numero di 60 o 70 per ogni ricetta. Disponetele in una teglia di rame
unta prima col lardo o col burro e spolverizzata di farina; doratele
coll'uovo. Cuocetele al forno o al forno da campagna, osservando che,
essendo piccole, cuociono presto. Per la terza seccate le mandorle al
sole o al fuoco e pestatele fini nel mortaio con le chiare d'uovo
versate a poco per volta. Aggiungete per ultimo lo zucchero e
mescolando con una mano impastatele. Dopo versate la pasta sulla
spianatoia sopra a un velo sottilissimo di farina per poggiarla a
guisa di un bastone rotondo, che dividerete in 40 parti o più per dar
loro la forma di fave che cuocerete come le antecedenti.



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