mercoledì 21 settembre 2011

Torta di Patate - Ricetta Artusi

Trattandosi di patate, non ridete del nome ampolloso perché come
vedrete alla prova, non è demeritato. Se i vostri commensali non
distinguono al gusto l'origine plebea di questa torta, occultatela
loro, perché la deprezzerebbero.
Molta gente mangia più con la fantasia che col palato e però
guardatevi sempre dal nominare, almeno finché non siano già mangiati e
digeriti, que' cibi che sono in generale tenuti a vile per la sola
ragione che costano poco o racchiudono in sé un'idea che può destar
ripugnanza; ma che poi, ben cucinati o in qualche maniera manipolati,
riescono buoni e gustosi. A questo proposito vi racconterò che
trovandomi una volta ad un pranzo di gente famigliare ed amica, il
nostro ospite, per farsi bello, all'arrosto, scherzando, uscì in
questo detto: "Non potrete lagnarvi che io non vi abbia ben trattati
quest'oggi; perfino tre qualità di arrosto: vitella di latte, pollo e
coniglio". Alla parola coniglio diversi dei commensali rizzarono il
naso, altri rimasero come interdetti, ed uno di essi, intimo della
famiglia, volgendo lo sguardo con orrore sul proprio piatto, rispose:
"Guarda quel che ti è venuto in capo di darci a mangiare! almeno non
lo avessi detto! mi hai fatto andar via l'appetito".
A un'altra tavola essendo caduto per caso il discorso sulla porchetta
(un maiale di 50 a 60 chilogrammi, sparato, ripieno di aromi e cotto
intero nel forno), una signora esclamò: "Se io avessi a mangiare di
quella porcheria non sarebbe possibile". il padrone di casa piccato
dell'offesa che si faceva a un cibo che nel suo paese era molto
stimato, convitò la signora per un'altra volta e le imbandì un bel
pezzo di magro di quella vivanda. Essa non solo la mangiò, ma
credendola fosse vitella di latte, trovava quell'arrosto di un gusto
eccellente. Molti altri casi consimili potrei narrare; ma non voglio
tacere di un signore che giudicando molto delicata una torta, ne
mangiò per due giorni; saputo poi ch'ella era composta di zucca gialla
non ne mangiò più non solo, ma la guardava bieco come se avesse
ricevuto da lei una grave offesa.
Eccovi la ricetta:

Patate grosse e farinacee, grammi 700. Zucchero, grammi 150.
Mandorle dolci con tre amare, grammi 70. Uova, n. 5.
Burro, grammi 30. Una presa di sale.
Odore di scorza di limone.

Lessate le patate (meglio cotte a vapore), sbucciatele e passatele
dallo staccio quando sono ancora ben calde. Sbucciate e pestate
finissime, insieme collo zucchero, le mandorle, versatele nelle patate
cogli altri ingredienti, lavorando il tutto con un mestolo per un ora
intera e aggiungendo le uova una alla volta e il burro sciolto.
Versate il composto in una teglia unta di lardo o burro ed aspersa di
pangrattato, cuocetela in forno e servitela diaccia.



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